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24-12-2014

Caro Diario,

torno ad una nuova tua pagina bianca, torno a chiederti asilo: a te, confidente discreto che sa ascoltare e sa farsi messaggero, desidero rivelare il mio stato d’animo e fissare alcune riflessioni, a ridosso del Santo Natale, del giorno più bello dell’anno.

È uno dei tanti, preziosi insegnamenti che i miei genitori mi hanno trasmesso e che mettevo in pratica quando ancora portavo i calzoni corti: a sera, ogni sera, insieme alle preghiere, nel silenzio della mia cameretta, era il momento per un bilancio della giornata appena trascorsa. La ripercorrevo, ragionando su quanto avevo imparato, sui traguardi ed anche sugli inciampi, tutt’altro che infrequenti. Era un modo per dar peso alle esperienze vissute, trattenendole, era la volontà di trarre il più possibile un insegnamento dagli errori commessi, ma anche per volgere un pensiero grato a coloro che avevano espresso amicizia o benevolenza nei miei confronti, e per progettare un indomani migliore, più costruttivo e sereno.

Uno accanto all’altro, i giorni sono diventati mesi e poi anni. Eppure, ancora oggi, è una pratica che mi è cara, è una buona abitudine che il tempo ha reso piacevole e necessaria, ancor più quando, come in questo caso, è un intero calendario in procinto d’essere archiviato.

Non più nel lettuccio della mia casa natale, circondato dalle voci notturne della campagna toscana (suoni da me tanto amati, perché confermavano una fitta e misteriosa vita, che pullulava intorno, vegliando sui nostri sonni) ma oggi il più delle volte in una stanza d’albergo, dove devo far mente locale per ricordare in quale spicchio del mondo io mi venga a trovare, torno a fare un bilancio, a progettare, a valutare gli errori, a ringraziare Dio. Ringraziarlo per tutto ciò che – il più delle volte, immeritatamente – la vita mi ha donato, per la meravigliosa famiglia che mi circonda e per tutti voi che mi seguite con affetto e che apprezzate quell’arte che pervicacemente cerco di celebrare, coi poveri mezzi di cui dispongo.

Quello che ci sta lasciando è stato un anno colmo di eventi e di grandi cambiamenti. Mi dà le vertigini pensare ad esempio che Amos, il mio figliolo maggiore, già frequenti l’università e che stia studiando per diventare ingegnere aerospaziale. E mi dà ugualmente le vertigini pensare come la nostra piccola Virginia abbia inaugurato anche lei il suo iter di studi, vivendo il suo primo giorno d’asilo… Mentre Matteo, liceale, sta traversando quel meraviglioso e complesso tumulto, proprio d’una vita che sboccia, proprio d’un futuro ancora da sorvegliare, per comprendere quale strada sarà “la sua strada”.

È una grande gioia, caro diario, quando ci si accorge che le riflessioni e i consigli proposti ai propri figli, non sono mai vani… Quando ci si rivolge ai propri ragazzi con amore, pensando al loro bene, non sono mai “parole al vento”. Anche se severe, anche se al momento impopolari e apparentemente inascoltate. C’è sempre un giorno in cui un padre raccoglie ciò che ha seminato… È, questa, una dolcissima sensazione che si rinnova maggiormente in simili giornate festive, dove il balsamo dell’intimità della famiglia ripaga d’ogni sforzo e d’ogni sacrificio genitoriale.

Ma il mio debito di riconoscenza, il mio affetto, non va solo alla famiglia ed alla cerchia di amici e collaboratori coi quali divido il quotidiano: ogni persona che ha deciso di investire il suo tempo ascoltandomi, attraverso i miei dischi o partecipando ad un mio concerto, mi è amica ed a lei indirizzo il mio pensiero grato e cordiale. Ogni lettera che ricevo (e tutte, nessuna esclusa, mi viene puntualmente pervenuta e leggo; ed a molte, di persona, rispondo) è per me uno straordinario stimolo ed arricchimento spirituale. Ogni parola buona vale quanto il più blasonato riconoscimento, ogni incoraggiamento mi responsabilizza e mi sprona a migliorare, a dar tutto me stesso quando, sul palco e in ogni occasione, cerco di trasmettere valori positivi, un po’ di ottimismo e laddove possibile serenità.

L’anno che stiamo salutando mi ha portato ancora una volta in tante nazioni e mi ha fatto salire decine di palcoscenici, ognuno dei quali mi ha donato qualcosa di nuovo. Il 2014 è stato inoltre l’anno inaugurale della Celebrity Fight Night italiana, un evento filantropico che ha avuto un clamoroso successo e che torneremo a proporre, in settembre, a Firenze ma anche a Roma. Luogo, quest’ultimo, che è nel cuore mio e di tanti nel mondo, poiché baricentro della Cristianità.

Il 2014 si è configurato come anno di grande crescita e di altrettanto grandi sfide anche per la fondazione che porta il mio nome… A New York, quella appena trascorsa è stata una settimana densissima d’incontri importarti, che cercheremo al meglio di capitalizzare: perché sono in tanti ad avere fiducia in me e in questa struttura. Fiducia che io per primo, ogni giorno, cerco di meritare.

Pochi giorni fa, nel corso di un discorso tenuto presso la sede delle Nazioni Unite, Veronica ed io ricordavamo (prima di tutto a noi stessi) come Natale non sia solo il 25 dicembre, ma ogni giorno dell’anno, e come il suo spirito debba guidare tutti noi a non dimenticare i nostri fratelli meno fortunati… Ricordavamo il lavoro straordinario che sta svolgendo in Haiti una persona speciale – insieme al suo team, di cui ABF fa parte –: padre Rick Frechette, sacerdote e medico che ha creato l’unico ospedale pediatrico gratuito dell’isola, il Saint Damien, nosocomio che oggi ha drammatica urgenza d’essere sostenuto poiché costretto – dopo il terremoto – a quadruplicare il servizio, dando accesso non più a 20.000 ma a 80.000 bambini l’anno.

È con questa intenzione, è nella volontà di rendere straripante quello “spirito natalizio” che percepiamo in questi giorni, che ci avviciniamo all’anno che verrà.

Saluterò il 2015 negli Stati Uniti, ma in contatto costante con la mia amatissima Italia, patria che porto sempre nel cuore e che custodisce tanti affetti, tante persone a me care. E in Italia sarò – e l’Italia avrò ancora una volta l’onore di rappresentare – il prossimo 30 aprile, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’EXPO, che su Milano e sulla penisola tutta vedrà puntati i riflettori del mondo.

Ringraziando il cielo, caro diario, le tecnologie recenti permettono sempre più di eludere le distanze. Al punto che nonna Edi, da Lajatico, in queste ore può veder giocare la sua nipotina, mentre insieme alle sue piccole amiche statunitensi fa il bagno in piscina, dall’altra parte del globo.

Anche attraverso questo foglio che mi sta dando ascolto, mi è donata la dolce possibilità di far giungere il mio più affettuoso ringraziamento a tante persone vicine e lontane.

A tutti coloro che hanno collaborato a quel laboratorio vivo che è la Fondazione (dalla presidente al neofita volontario), a tutti coloro che, se non di persona, attraverso la mia voce, ho avuto la gioia di avere virtualmente al mio fianco, giunga il mio augurio di un meraviglioso Natale!

Andrea

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