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02-05-2016

Carissimi, vi scrivo dall’aereo che mi sta riportando a casa, dove potrò riabbracciare i miei figli Amos e Matteo, dove mi attendono i parenti e gli amici di sempre, ma anche i miei amati cavalli, ed i sapori e i profumi del mese mariano: un periodo, in Italia, in cui la natura è in festa, in cui la vita trionfa in tutta la sua bellezza, ed intenerisce, ed instilla la speranza anche nel cuore più stanco.

Alle mie spalle, Seoul, quella “Terra del calmo mattino” dove ho tenuto l’ultimo concerto di un tour che ho iniziato, ormai quasi due settimane fa, a Mumbai, in occasione del mio debutto indiano. L’adrenalina è ancora in circolo, al punto che di dormire, al momento, non se ne parla. Nella mente s’affollano tante circostanze, pubbliche e private, tanti incontri destinati a tramutarsi in nuovi, dolci ricordi.

Mi piace condividerli qui, per cenni, partendo da un’immagine vivida, non dal palco ma come spettatore, in platea, accanto a Zubin Mehta e sua moglie Nancy, mentre sulla ribalta si esibivano i giovanissimi coristi e strumentisti della “Mehli Mehta Music Foundation”. Imprinting con l’India non poteva essere più solare, grazie all’entusiasmo e alla bravura di un simile esercito multietnico di piccoli musicisti educati alla bellezza, che Veronica ed io abbiamo potuto applaudire non appena atterrati a Mumbai.

È, questa, una delle tante realtà filantropiche scaturite dalla generosità del più grande direttore d’orchestra oggi in attività, Zubin Mehta appunto. Nei giorni scorsi, per il suo ottantesimo compleanno, ho avuto il privilegio di festeggiarlo cantando in concerto, proprio a Mumbai, sua città natale. Ed è stato bello verificare la sua sorpresa (e, subito dopo, la sua emozione), quando improvvisamente l’orchestra, non dando più retta alla sua bacchetta, ha invece intonato il classico “tanti auguri”!

Dopo l’esperienza indiana, festosa, affascinante ed anche un po’ surreale (in ragione dell’immenso “Brabourne Stadium” – tempio indiano del Cricket – che ha ospitato il concerto), siamo volati ad Abu Dhabi, ritrovando l’abbraccio di quel popolo straordinario, ed una temperatura accogliente ed estiva. Profittando di qualche ora libera, alcuni amici ci hanno regalato l’emozione di vivere un tramonto nel deserto… Ed abbiamo così percepito la vertigine di un luogo sconfinato e senza tempo, da sempre deputato – per Gesù Cristo, come per tanti mistici – quale spazio principe, dove meditare, dove ritrovare se stessi.

Correre fra le dune, con la nostra piccola Virginia, ci ha riportato a quando, tanti anni prima, Veronica ed io avevamo visitato il deserto insieme ad Amos e Matteo, al tempo bambini… E la gioia si è mescolata alla nostalgia, al punto che ci siamo ripromessi di tornare, tra quelle spettacolari colline di sabbia, tutti insieme al più presto.

Prima della tappa successiva, il tour ha previsto un blackout di ventiquattrore che (svelo un piccolo segreto) abbiamo impiegato per visitare l’Oman, nazione di superlativa bellezza naturalistica. A Muscate, il mio primo bagno della stagione, in un mare cristallino, ma anche l’occasione di stringere nuove e belle amicizie. 

Dopo dodici anni, ho potuto poi abbracciare nuovamente la comunità filippina, stupirmi della sua gentilezza, tuffarmi nel cuore di una megalopoli (Manila) caotica eppure ospitale, ed apprezzare un popolo cordiale, che vive ancora la propria fede cristiana con entusiasmo e con orgoglio (ciò che purtroppo in Europa non accade con eguale frequenza).

Ancora una grande capitale d’oriente, ancora un’accoglienza sorprendente: Tokyo mi è rimasta nel cuore, generando il fermo proposito di tornarci presto, ed il rammarico per una permanenza questa volta centellinata, a causa dei ritmi stretti di un’agenda che, infine, mi ha portato a Seoul… Dove – poche ore fa – ho chiuso in bellezza, nell’euforia di poter dispensare emozioni ad una platea così partecipe, ma anche in ragione, confesso, della gioia di percepire – a fine tour – “l’odore di casa”: proprio come i miei amati cavalli, che quando sentono da lontano il profumo della loro scuderia, galoppano con più entusiasmo!  

In Corea ci ha raggiunto l’“in bocca al lupo” dell’amica Sumi Jo… Lei, impegnata in Italia, proprio mentre io cantavo nel suo paese natio. Sumi, celebre soprano che sarò felice di rincontrare presto, dividendo con lei il palcoscenico, in un’occasione che per adesso non posso annunciare, ma che presto sarà resa nota. 

A proposito di grandi artisti, desidero ringraziare i miei compagni di viaggio: i podi che mi hanno diretto, Zubin Mehta, Carlo Bernini ed Eugene Kohn, il soprano Maria Katzarava, con la quale ho condiviso tutte le tappe, le pop guest Balqees Fathi, Christine Allado, Sarah Àlainn e Ilaria Della Bidia. Un ringraziamento speciale, infine, al flautista ed amico fraterno Andrea Griminelli: nonostante io sia, in tale frangente, un pessimo allievo ed un modesto esecutore, il flauto è strumento che amo e che non mi stanco di suonare, ascoltare, accompagnare al piano. Non solo l’arte, ma anche l’allegria di Andrea e la sua passione per la vita, hanno alleggerito sensibilmente quei momenti di stanchezza che ogni tour fatalmente prevede.

Ed eccomi ancora una volta fra le nuvole, anch’io galoppando idealmente verso casa, col cuore gonfio di riconoscenza verso la vita e verso Colui che l’ha creata. Debitore, verso tante persone che ho incontrato e che mi hanno donato il loro tempo ed il loro affettuoso ascolto. Proprio come voi, che avete avuto la bontà di condividere queste mie note a caldo, in attesa di ritrovarci: di persona, per una stretta di mano, oppure in teatro, o sulle note di un disco.

Andrea 



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